Quando gli si chiedeva cosa rappresentasse la sua arte, Klein narrava un antico racconto persiano: "C'era una volta un flautista che un giorno si mise a suonare una nota unica, continua e ininterrotta. Dopo aver così fatto per vent'anni, sua moglie gli fece notare che gli altri flautisti producevano un'ampia gamma di suoni armoniosi e intere melodie, creando una certa varietà. Ma il flautista monotono replico che non era colpa sua se egli aveva già trovato la nota che tutti gli altri stavano cercando".

Klein arrivò a concretizzare la parabola del flautista, non solo in pittura, ma anche nella musica, componendo una sinfonia basata su un'unica nota vibrante e su un prolungato silenzio, La "Sinfonia monotona-Silenzio".

Per estensione, Yves Klein potrebbe essere raffigurato come il direttore della sua stessa esistenza spirituale, sempre pronto a dare l'incipit, alzando il braccio alla presenza di un pubblico invisibile a cui richiede l'attenzione per l'evento artistico che sta per avere luogo.

"La mia vita dovrebbe essere come la mia sinfonia del 1949, una nota continua, liberata dall'inizio alla fine, legata ed eterna al tempo stesso perché essa non ha né inizio né fine…".