Klein fece un ulteriore passo verso l'arte monocroma: cessò di dedicarsi alle sfumature e alle gradazioni per concentrarsi solo su un unico colore primario: il blu. Verso la fine del 1956, Klein aveva trovato quello che cercava: un blu oltremare intenso, luminoso e avvolgente che definì "l'espressione più perfetta del blu". Il pigmento, risultato di un anno di esperimenti, gli consentì di dare espressione artistica al proprio personale senso della vita, in cui distanza infinita e presenza immediata si congiungevano in un mondo senza dimensioni.

Il blu: la verità, la saggezza, la pace, la contemplazione, l'unificazione di cielo e mare, il colore dello spazio infinito, che essendo vasto, può contenere tutto.
Il blue è l'invisibile che diventa visibile.

Questo puro pigmento blu, che Klein battezzò e brevettò col nome di IKB - International Klein Blue - elevava l'importanza del colore nell'arte ad un livello assoluto. Le grandi tele impregnate del Blue Klein sembravano trasformare la materialità del supporto del dipinto in un elemento incorporeo. L'osservatore, in una posizione di estrema libertà, poteva provare e percepire di fronte all'opera qualsiasi sensazione. L'occhio non era assorbito da nessun punto fisso che attirasse il suo interesse; nessuna figura o riferimenti tradizionali erano impressi sul quadro, così da indurre chi guardava ad abbandonarsi nella sensibilità e profondità di un blu ipnotico.
La distinzione tra l'osservatore, il soggetto della visione e il suo oggetto cominciò a perdere di importanza.

Il 1957, anno in cui Klein proclamò l'avvento dell'"Epoca blu", segnò un momento decisivo nella carriera dell'artista. Dopo il clamoroso successo dell'esposizione presso la Galleria Apollinaire di Milano, l'"Epoca blu" venne esposta a Parigi, Düsseldorf e Londra, suscitando reazioni che andavano dallo sprezzo indignato alla mistificazione dell'artista come eroe dei nostri tempi.